Com’era Triste Trieste di Antonino Crisafi. Recensione

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Antonio Crisafi ci racconta la storia di una famiglia ebrea triestina durante la Seconda Guerra Mondiale nel romanzo Com’era Triste Trieste

Vi siete mai chiesti com’era essere un ragazzo negli anni Trenta e Quaranta? E se fossimo stati dei ragazzi ebrei? Com’era Triste Trieste non è un romanzo storico, ma è la storia che s’intreccia nella vita di una giovane ragazza con i suoi studi e i suoi amori.

Appoggiati alla balconata, i due giovani si accostarono e Marco, cingendo questa volta Sara alla vita, la strinse a sé.

Tutti noi conosciamo la storia italiana, e ben sappiamo come Trieste du il centro di grandi rivoluzioni durante la Seconda Guerra Mondiale. Fu proprio lì che Benito Mussolini lesse il manifesto delle leggi razziali. Dopo la guerra, Trieste, venne proclamata città autonoma per la futura Repubblica Federale Jugoslava, subendo così le angherie dei titini.

La famiglia Pecori era di origine tedesca, ma dopo la salita al potere di Hitler, scapparono in Italia e si stabilirono a Trieste. Siamo all’inizio degli anni Venti. Durante questo periodo, il regima fascista iniziava ad avere il massimo potere in Italia, ma per gli ebrei questo non era un problema, vista la tolleranza da parte degli italiani. La storia gira intorno a Sara Pacori e ai suoi amici e familiari. La ragazza s’innamora di Marco, un giovane in vista nella comunità, in quanto figlio del dottor Anselmi. Nella sua cerchia di amici, per di più, ci sono pure i figli di un generale fascista. Dopo la lettura delle leggi razziali, Sara  inizia una lunga e travagliata vita, partendo dall’abbandono della scuola, l’arianizzazione (cioè essere riconosciuti come ariani in quanto si è fatto tanto per la comunità) e l’allontanamento dal suo amato. Sara, come le sue amiche, dovranno affrontare la guerra con la partenza dei loro ragazzi, ma la giovane ebrea dovrà pure fuggire dai nazisti, che man mano stanno conquistando l’Italia.

Come affronterà il tutto la nostra protagonista? Riuscirà a realizzare i suoi sogni con Marco? E la sua famiglia? Mille domande e solo la storia della Seconda Guerra Mondiale con le sue vittime, vittorie e tragedie

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Com’era Triste Trieste è un libro semplice, ma che ti cattura. 

Non è un romanzo storico dove l’autore prende la storia e la rimodella su dei personaggi. Qui l’autore ci ripropone i fatti storici per filo e per segno, ed è come legge un libro di storia di scuola. Però, Crisafi, ha aggiunto la vita di una giovane ebrea facendoci vivere la storia della Seconda Guerra Mondiale al suo fianco. Con Com’era Triste Trieste ripercorriamo passo per passo la storia di Trieste, le leggi razziali, la fuga dai nazisti, la partenza per la guerra, le morti, i partigiani, fino ad arrivare ai titini con le Foibe. Il romanzo risulta piacevole da leggere e permette di scoprire risvolti storici che spesso, con il semplice studio, si perdono. Un enorme punto a favore è la mancanza di giudizio: non critica né esalta il fascismo o le azioni di Benito Mussolini, ma riporta semplicemente la realtà dei fatti

Mi ha detto fra le lacrime che il reparto a Cefalonia, con la divisione Aqui, non ha voluto cedere le armi e, a seguito di terribili scontri con i tedeschi, quasi tutti i militari italiano sono stati decimati e i superstiti fucilati. Una vera barbaria se si pensa che i tedeschi fino a ieri erano alleati agli italiani

Tanti nome, tante conoscenze, ma alla fine la protagonista è solo Sara con il suo amore Marco, il quale risulta secondario rispetto alla ragazza. Le amiche e i parenti sono nomi che passano veloci sotto gli occhi del lettore. Ma la stessa protagonista risulta piatta, di cui sappiamo la storia, conosciamo quel che fa e in linea generale anche quel che prova, ma risulta tutto secondario. Può sembrare un difetto, ma a dire il vero questo permette di far risaltare la storia, di rendere protagonista lei e non i personaggi che la vivono. Com’era Triste Trieste è un romanzo senza che ci siano dei veri e propri personaggi, abbia delle linee guida, dei nomi con un passato o una posizione, ma tutto questo serve solo ed esclusivamente per farci conoscere al meglio vari punti storici della Seconda Guerra Mondiale

A distanza ravvicinata, i titini sparavano un colpo di fucile alla testa di uno dei due prigionieri legati, in modo che il suo corpo cadendo trascinasse dentro la foiba l’altro prigioniero vivo, che cadendo nel baratro emanava urla angoscianti, ampliate, come una cassa di risonanza, dall’eco che rimbalzava dalla cavità carsica.

Lo stile è a dir poco essenziale in Com’era Triste Trieste. Frasi molto semplici, descrizioni degli ambienti e dei personaggi ridotte al minimo, giusto per fare al lettore un’idea di dove sono e di cosa stia succedendo. Ciò rende il romanzo veramente troppo semplice e gli fa perdere la maggior parte del suo fascino. Una grossa pecca, visto che il romanzo è veramente ottimo. Nonostante questo stile così povero, sarà per la storia, sarà per come espone i vari eventi, il lettore si trova a divorare parola per parola nonostante tutti sappiano cosa sia successo.

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Non mi sono mai trovata divisa nel giudicare un libro, ma questo mi ha mandato realmente in crisi. Sono un amante della storia, principalmente di quella italiana durante il fascismo. Non ho mai trovato niente che la facesse affrontare come Antonio Crisafi con Com’era Triste Trieste. Nonostante la semplicità del romanzo, e la storia ben nota, ci si trova a divorare il libro. Probabilmente la sua brevità e semplicità lo rende troppo veloce da leggere

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