Il Conte di Montecristo di Alexandre Dumas. Classico

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conte di montecristo

Il Conte di Montecristo è un classico della letteratura europea, nato dalla penna di Alexandre Dumas

Il Conte di Montecristo è nato dalla penna di Alexandre Dumas, è uno dei suoi eroi più famosi insieme a quelli della trilogia dei tre moschettieri: I tre moschettieri, Vent’anni dopo Il visconte di Bragelonne. Il romanzo entrò nella cultura popolare andando a riempire i grandi schermi cinematografici già dal 1908. Furono creati vari film anche per la televisione, tra i quali una miniserie diretta da Josée Dayan con la partecipazione di Gérard Depardieu (il Conte di Montecristo) Ornella Muti (Mercedes) e Sergio Rubini (Bertuccio)

Chi era Alexandre Dimas?

Il conte di montecristo
Alexander Dumas

Alexandre Dumas nacque a Villers-Cotterêts il 24 Luglio 1802. Figlio di Thomas Alexandre Davy de La Pailleterie, generale durante la Rivoluzione francese ed in seguito continuò a combattere al fianco di Napoleone. Il padre era mulatto, figlio di un marchese francese e di una schiava africana che veniva soprannominata la femme du mas (la donna della masseria). Il padre veniva chiamato il “Général Dumas”, nome che prese dopo aver ripudiato il padre, cioè il nonno dello scrittore, assumendo così il soprannome della madre. Il Generale Dumas si ribellò alla politica imperialistica di Napoleone e quindi fu incarcerato, in seguito liberato, ma per breve tempo. Il re di Napoli lo imprigionò di nuovo liberandolo solo due anni dopo per le cattive condizioni di salute. L’uomo morì quando Alexandre DUmas aveva tre anni e mezzo, il quale crebbe con la madre che gestiva un piccolo spaccio di tabacchi. I pochi soldi non permisero allo scrittore d’avere degli studi approfonditi. A causa della mancanza di questi iniziò a lavorare nell’albergo del nonno materno, dove imparò l’arte della cucina. Nel 1823, all’età di 21 anni, si trasferì a Parigi al servizio del Duca di Oléans (futuro re di Francia) come copista grazie alla sua buona calligrafia. L’anno dopo ebbe una relazione con una sarta dalla quale nacque un figlio. Durante il periodo come copista l’uomo iniziò a scrivere testi per il teatro e a proporli agli impresari. I successi delle sue opere gli permisero d’abbandonare l’impiego come copista e di diventare uno scrittore a tutti gli effetti.

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Dumas ebbe uno straordinario successo grazie ai suoi drammi romantici e ai romanzi storici. I tre romanzi che gli diedero più notorietà furono La Regina Margot, I tre moschettieriIl Conte di Montecristo. Questi romanzi vennero pubblicati a capitoli sui giornali a partire dal 1844. L’attesa tra un capitolo e l’altro era febbrile e la grande capacità di Dumas fu proprio quella di sfruttare queste attese creando colpi di scena nella storia. Nel 1844 acquistò un terreno sul quale fece edificare il Castello di Montecristo e, due anni dopo, fece costruire un teatro dove accolse le sue opere teatrali dei più grandi autori del passato. Il teatro, nel 1850, fallì prosciugando tutti i suoi soldi e costringendolo a vendere il castello. Dopo ciò iniziò a girare l’Europa e la Russia. Proprio durante quest’ultimo viaggio scrisse le sue avventure intitolate Le Caucase, che venne pubblicato nel 1859. Alexandre Dumas fu un grande amico di Giuseppe Garibaldi e fu proprio lui a finanziare con armi, munizioni e camicie rosse la Spedizione dei mille. Fu pure un testimone oculare della Battaglia di Calatafimi che descrisse ne I garibaldini (pubblicato nel 1861) ed era sempre al suo fianco quando entrò a Napoli come eroe. In seguito divenne Direttore degli scavi e dei musei a Napoli, ma dopo solo tre anni dovette lasciare il tutto per tornare a Parigi a causa dell’insoddisfazione da parte dei napoletani. Dal 1864, appena lasciò quest’ultimo lavoro, iniziò a dirigere l’indipendente giornale garibaldino. Durante questi anni Dumas non smise mai di scrivere e descrivere ciò che vedeva e viveva, inserendo il tutto nei romanzi. Continuò a viaggiare fin quando, nel 1870, una malattia vascolare non lo lasciò semi.paralizzato. Andò a vivere nella villa del figlio a Puys, vicino a Dieppe, dove morì il 5 Dicembre 1870.

Il Conte di Montecristo

Il Conte di Montecristo racconta di come la vita di un giovane, Edmond Dantés, venga rovinata dalla gelosia, ambizione e avarizia di quattro persone. Ma anche di come la pazienza, i soldi e una mente colta possano dare i mezzi per una vendetta senza precedenti. Edmond Dantés, non è ricco e non ha un posto di potere o una futura moglie con una dote ricca. Non ha neanche un interesse politico, eppure quel poco che ha è fonte di gelosia da parte di qualche persona a lui vicino. Marinaio sulla Pharaon sta per essere eletto capitano di essa, cosa che non va bene per il contabile Danglars. Invidioso e malefico che teme d’essere licenziato visto che lui lo farebbe al posto del giovane. Edmond al mondo ha solo il vecchio padre che dipende dai suoi pochi soldi e dalla “gentilezza” di Caderousse, un sarto vicino di casa avaro che non aiuta mai il vecchio Dantés se non a parole. Il marinaio però ha nel cuore una dolce catalana, Mercédès, povera ragazza innamorata follemente del marinaio. Sola al mondo se non per un caro amico, anch’esso innamorato di lei, di nome Fernand. I tre, il giorno delle nozze di Edmond e Mercédès, si ritrovano a parlare, o meglio sparlare, del giovane. L’invidia (Danglars) e la gelosia (Fernand), ma anche il poco interessamento (Caderousse) portano i tre a scrivere una lettera.

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Castello d’If

Stiamo parlando del 1815, dove l’accusa più grave era quella di essere un bonapartista, cioè favorevole al ritorno di Napoleone in patria. Per un gioco del caso, la loro finta accusa risulta veritiera in quanto trovano, in mano del giovane, realmente una lettera indirizzata a un bonapartista. Peccato che la lettera sia in realtà del vecchio capitano della nave deceduto. Un altro elemento che causerà la fine del povero giovane è il fatto di trovarsi di fronte al sostituto procuratore del re. Il sostituto, oltre ad essere il più ambizioso mai conosciuto, è anche il figlio del bonapartista a cui era indirizzata la lettera. L’uomo si chiama Villefort e, dopo aver promesso a Edmond di aiutarlo, di credergli e quindi di non farlo imprigionare, a patto che dimenticasse l’indirizzo della lettera. In realtà fa in modo che il giovane venga rinchiuso in uno dei carceri di massima sicurezza d’allora: il Castello d’If. Tutto ciò lo fa per ambizione in quanto, se scoprissero che è figlio di un bonapartista, perderebbe i favori del re e di conseguenza la sua ambizione politica e lavorativa verrebbe spezzata.

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isola di Montecristo

Qui Edmond Dantés prova tutti i sentimenti possibili, la speranza, la delusione, la disperazione, il desiderio di morire e alla fine la rassegnazione. Solo il caso fa sì che un abate incarcerato nella stessa prigione, durante il tentativo di fuga, finisce invece nella cella del giovane. L’anziano si chiama Faria, colto e paziente accoglie il giovane come un figlio insegnandogli tutto il suo sapere, ma aiutandolo anche a capire cosa gli è successo. Faria veniva considerato pazzo, visto che prometteva milioni di un tesoro nascosto a chiunque pur d’essere salvato. Sul letto di morte rivela tutto a Edmond pregandolo di credergli. Il giovane alla fine riesce a scappare dal Castello d’If e la sua prima meta è proprio l’isola di Montecristo, una montagnola di roccia, dove trova il fantastico tesoro di Faria. Passano anni, non si sente più parlare di Edmond, ma compare l’abate Busoni, che scopre come i suoi nemici, ed amici, abbiano passato quegli anni. Scopre come coloro che hanno voluto incastrare il giovane Dantés siano diventati ricchi e felici. Come l’anziano padre sia morto e la sua dolce catalana si sia sposata proprio con uno dei suoi avversari. Con pazienza, con intrighi e raggiri vari, il giovane inizia a tessere la sua rete per vendicarsi. Cosa succederà ai suoi avversari? Come pensa di riuscire a conquistare la sua vendetta? Riusciranno a riconoscerlo o realmente il Conte di Montecristo è la mano della Provvidenza che riscatta solo ciò che è suo?

Prima di iniziarlo a leggere bisognerebbe fornirsi di un passaporto e di un diario di viaggio: infatti, Alexandre Dumas riesce a far rivivere ogni istante della vita di Edmond e dopo del suo alter-ego il Conte di Montecristo

Si parte col vivere la vita tranquilla di un umile marinaio, felice di quel poco che ha. Si passa agli intrighi e si soffre con lui. Sofferenza che ti porta a desiderare di urlare e di raccontargli cosa è successo realmente. Si passa poi in un ambito diverso: alla ricchezza, allo sfarzo, al galateo e alle varie cerimonie da parte delle famiglie nobili parigine. Qui ad ogni pagina si aspetta di capire come gli servirà quell’amicizia, come quella frase possa essere utile oppure del perché fa quel gesto. Tutto il romanzo è uno sbalzo di sentimenti, di suspanse e di desiderio di comprendere e scoprire come e cosa otterrà alla fine.

Come definire questo stupendo romanzo?

Secondo Umberto Eco:

“Il Conte di Montecristo è senz’altro uno dei romanzi più appassionanti che siano mai stati scritti e d’altra parte è uno dei romanzi più mal scritti di tutti i tempi e di tutte le letterature.

Condivido in pieno la sua definizione. È un romanzo fantastico con un ritmo serrato, principalmente all’inizio, che di colpo diventa quasi noiso anche se non riesci mai a staccarti dalle pagine. Ci sono capitoli interi che, mentre leggi, ti domandi “Ma a me che interessa di questo qua?”, eppure non riesci a staccarti. I personaggi non sono mai realmente ben definiti, sono sempre delle ombre che si nascondono dietro a grossi discorsi elaborati, classica cosa dei romanzi del’800. Non si conoscono mai i sentimenti e i pensieri, neanche quelli di Edmond. Questa mancanza fa s^ che la storia risulti esaltata e il vero protagonista non siano i personaggi scritti, ma il lettore che viaggia accanto a loro.

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Depardieu in una scena del film Il Conte di Montecristo

Sinceramente mi ha leggermente deluso il finale, ma è una questione puramente personale. Il romanzo è stato avvincente fino all’ultimo, regalando dei risvolti di scena che non ci si aspetta. Nonostante conosca a memoria il film non riuscivo a smettere di leggere incuriosita di scoprire cosa sarebbe successo. Un romanzo che ha scritto la storia della letteratura e che tutti dovrebbero leggere.

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