Cose che fanno battere più forte il cuore di Mia Kankimaki. Recensione

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Mia Kankimäki aveva un sogno che ha inseguito. Cose che fanno battere più forte il cuore ci racconta questo viaggio.

Quanti di noi hanno un sogno nel cassetto? Un progetto fatto da ragazzi e mai realizzato? Mia Kankimäki ha deciso di seguire il suo sogno. Ha deciso d’andare alla ricerca di una dama di corte giapponese vissuta più di mille anni fa. Tra pensieri, studi, paure ed esperienze, Mia ci porta con lei nel suo viaggio di ricerca nel paese del Sol Levante.

Sei, seduta in questo aereo già prevedo quale sarà la domanda più frequente che mi sentirò rivolgere da qui a un anno: «Perché proprio Sei Shonagon? Perché diamine ti interessa il periodo Heian?»

Mia Kankimäki ha un lavoro stabile presso una casa editrice, ha un appartamento, una vita normale. Alla soglia dei quaranta, però, qualcosa la ossessiona: Sei Shonagon, una dama di corte vissuta nel periodo Heian presso la corte imperiale in Giappone. La dama è diventata famosa grazie al suo “diario” intitolato Note del guanciale, libro studiato, criticato e ancora oggi incompreso. Mia ha trovato in Sei una sorella spirituale, che dal periodo universitario, la ossessiona. Decisa a scoprire di più prende un anno di aspettativa, lascia affetti e parenti e parte alla scoperta del Giappone, precisamente a Kyoto, città natale della dama. Qui inizia la sua ricerca dove troverà ostacoli e soddisfazioni, ricerca che la porterà in viaggio, non solo epico nella storia del periodo Heian, ma anche in un viaggio introspettivo. Riuscirà a scoprire qualcosa su Sei ShonagonMia Kankimäki riuscirà a capirsi e a scoprirsi? Cosa troverà tra i templi, giardini e festività nipponiche?

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Una storia vera, un vero viaggio raccontato direttamente dall’autrice Mia Kankimäki. Ci racconta le sue paure e i suoi dubbi, le sue scoperte, il dialogo con Sei Shonagon, le domande che le pone, il tutto impostato proprio come un diario di viaggio. Peccato che questo romanzo abbia alla fine una trama povera. Va bene che è un racconto delle sue esperienze, dei suoi dialoghi con la dama e delle sue riflessioni, ma manca qualcosa. Un romanzo che definirei tutto rosa e tutto nipponico, se non amate il Giappone e non siete donna, non leggetelo. Se lo apri lo leggi, diventa interessante, sei curioso di scoprire cosa farà e principalmente cosa scoprirà su Sei Shonagon. Una volta chiuso lo lasceresti lì a fare la polvere. Manca quella continuità che ti porta a voler riprendere subito in mano il libro non appena lo chiusi. Manca quella scintilla che rende il libro indimenticabile. Per me, che sono amante del Giappone, è stato bello scoprire parti della vita di quel paese, abitudini, cibi o tradizioni, ma non ha nient’altro di interessante. Mia Kankimäki non è riuscita a regalarci tutte le emozioni che lei ha provato.

Sei, mi accorgo di trovarmi di fronte a un enorme divario tra te e me. Una cosa è chiara: tu sei una persona con opinioni decise. E ne hai per tutto.

Normalmente in un romanzo c’è sempre un protagonista, e altri personaggi, ma questo non è un romanzo classico, è una storia vera raccontata in stile diario. Non è possibile dire: si ha dato spessore a questo, meno a quello, lo ha descritto meglio, ma… Qui è possibile solo dare un giudizio su come Mia Kankimäki sia riuscita a farci immedesimare in lei. Come ho già detto prima, probabilmente se non sei donna non si riuscirà a comprendere in pieno quello che lei prova. In generale devo dire che è stata molto brava. Leggendola riesci perfettamente a comprendere che tipo sia, la sua timidezza e la spavalderia che pian piano prende piedi in lei. La sua ossessione per questa dama che, in qualche modo, diventa nostra amica. Proprio come Mia desideriamo scoprire qualcosa in più su SeiIl modo in cui si descrive e ci descrive quel che prova rende il tutto molto vivo, reale, come se l’autrice fosse lì di fronte a noi a narrarci o stesse riprendendo in quel momento sé stessa e il mondo che la circonda.

Mentre sono al quinto piano a sfogliare il volume Illustrated Eating in Japan […] mi sento strana. Dapprima penso di avere un capogiro, altrimenti perchè barcollerei? Poi mi rendo conto che anche le insegne delle casse oscillano, tutto il negozio beccheggia come una nave tra i flutti. […] Quindici secondi ed è tutto finito. […] È l’11 Marzo 2011 e il Giappone ha vissuto il terremoto più potente della sua storia.

Mia Kankimäki una uno stile per raccontarci la sua storia, la sua avventura, veramente unico. Mentre si legge ci troviamo ad affrontare quel che lei prova e scopre, poi una frase tratta da Note del guanciale di Sei Shonagon, per passare, in fine, ai dialoghi tra MiaSei. La cosa risulta piacevole e divertente, i pezzi tratti da Note del guanciale aiutano molto a capire cosa l’ha affascinata della dama. I dialoghi tra le due, risultano quasi divertenti o riflessivi. Le sue descrizioni ci fanno capire, e intendere perfettamente, quel che Mia sta provando e vedendo in quel momento. Oppure ci descrive le sue scoperte del periodo Heian spiegandocelo in modo semplice e ben comprensibile.

Peccato che tutto questo non conferisca al romanzo quella scintilla che porta il lettore a divorarlo. Non si può dire che abbia uno stile brutto, illeggibile anzi è il contrario. Lo stile di per se è molto bello e si fa leggere senza ostacoli, peccato che la mancanza di quella scintilla lo renda noioso, quasi una piccola tortura riprenderlo e leggerlo per finirlo.

A quanto pare i cittadini di Kyoto hanno la mania dei fiori di ciliegio: è in corso una gara su chi ha il ciliegio più grande, più vecchio, più alto, più imponente, quello che ha la più ampia estensione dei rami o che fiorisce prima, il più rosa, il più delicato, quello che forma l’arco più favoloso, quello più finemente illuminato, quello dotato dello sfondo migliore.

Il Giappone è un paese che mi affascina e quando mi sono ritrovata il libro in mano ho sperato di poterlo vivere e scoprirlo attraverso gli occhi dell’autrice. Per me è stata una gran delusione. Mentre lo leggevo scoprivo qualche curiosità, ma il tutto finiva lì. Una volta chiuso e posato sul comodino lo avrei lasciato lì ben volentieri. Leggerlo, riprenderlo, sembrava quasi una tortura, un dovere che mi piacesse o meno.

Finirlo è stato un sollievo e la cosa che mi ha sconcertata è che ora lo guardo e mi pongo continuamente la stessa domanda “e quindi?”. Non si riesce a capire cosa abbia scoperto, né di sé, né di Sei. Non riesco proprio a dare un senso al romanzo. Nonostante l’argomento curioso, il modo di affrontarlo e l’avventura, il romanzo è vuoto, noioso. Non lo consiglio neanche agli appassionati di Sei Shonagon e del Giappone

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