Gatta Cenerentola: fiducia, malavita e rivoluzione sociale

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Gatta Cenerentola: la fiaba napoletana che racconta dura realtà

Gatta Cenerentola è un film d’animazione del 2017 scritto e diretto da un team tutto italiano formato da Alessandro Rak, Ivan Cappiello, Marino Guarnieri e Dario Sansone e ispirato all’omonima fiaba di Giambattista Basile.
Presentato in concorso al Festival del Cinema di Venezia nella sezione Orizzonti, è poi uscito nelle sale il 14 settembre.
La sfiducia nelle produzioni nostrane ci porta quasi immediatamente ad arricciare il naso davanti alle parole “animazione” e “italiano” nella stessa frase.
Gatta Cenerentola, invece, prende questo mito e lo accartoccia, lo riduce in pezzi come le rovine della nave dentro la quale è ambientata la storia.

Gatta Cenerentola

Uno splendido futuro…

Vittorio Basile è un ricco armatore napoletano di intelligenza straordinaria con una figlia di nome Mia. La sua unica debolezza è Angelica Cannarante, una bellissima donna con sei figli che sta per diventare sua moglie.
Basile ha costruito una splendida nave, Megaride, che grazie alla tecnologia avanzatissima da lui progettata può registrare e riprodurre sotto forma di ologrammi ogni cosa che accade all’interno.
L’idea dell’armatore è di trasformare il porto di Napoli in un Polo della Scienza e della Memoria e liberare la sua amata città dal degrado che da troppo tempo la affligge.
Ciò che non ha preso in considerazione, però, è che la malavita non ha alcuna intenzione di permettergli di “ripulire” Napoli.


Salvatore Lo Giusto, detto ‘O Re, è un camorrista, nonché amante di Angelica, che vuole impossessarsi della sua ricchezza; lo uccide subito dopo le nozze, condannando la piccola Mia a una vita da serva lontana da Primo Gemito, uomo della scorta di Basile, nonché unica persona intenzionata a prendersi cura di lei.

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…o il peggior incubo?

Quindici anni dopo Mia sta per compiere diciott’anni: gli occhioni e le movenze flessuose le hanno fatto guadagnare il soprannome di Gatta; un felino condannato a eseguire gli ordini di Angelica e dei suoi figli, ormai padroni di Megaride.
Come se non bastasse, lo shock per la morte del padre le ha tolto l’uso della parola.
Dopo anni, Angelica sta finalmente per sposare l’uomo che ha atteso per tutta la vita, ‘O Re, tornato in città con uno stuolo di narcotrafficanti provenienti da tutto il mondo pronti a prendere parte alla nascita di un nuovo, grandioso impero della droga.


Nel frattempo Gemito, infiltrato nella nave, ottiene un mandato per perquisirla e ritrova Mia, che credeva di aver perduto ormai per sempre.
‘O Re rivede Mia per la prima volta e ne resta affascinato, così decide di sposare lei e non Angelica che, oltraggiata e col cuore spezzato da quell’amore tormentato, manomette la nave. Mia e Gemito sono gli unici a saltar giù un attimo prima che esploda.

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Linee narrative  semplici ma fortemente intrecciate tra loro che danno vita a un racconto non solo veritiero e moderno, ma anche incredibilmente doloroso. È la storia di una realtà che non riesce a migliorarsi, alla stregua di un mondo che sa di avere molto di più da dare e che lo sta dimostrando. Gli autori, tutti napoletani, hanno voluto accompagnare la narrazione con canzoni originali e composte appositamente per il film ma anche con componimenti presi dalla tradizione partenopea, come Napule de I Virtuosi di San Martino, che racconta gli stereotipi a cui negli anni si sono abituati i cittadini del capoluogo campano.

Perché funziona?

La critica aveva parlato di Gatta Cenerentola come “dell’incontro tra animazione e Gomorra”, definizione che sembrava eccessiva. Dopo averlo visto la sensazione è esattamente quella.

Gatta Cenerentola è una storia violenta, dura, fatta di crudeltà e sopraffazione, una realtà da cui si vorrebbe solo scappare ma che invece ingabbia, schiavizza.
La magia dell’animazione, come ribadito dal regista Guarnieri, è strettamente correlata alla fiaba che, in quanto archetipo, può crescere e mutare in epoca e località, ma rimane in sostanza sempre la stessa.
Gatta Cenerentola è ambientata su una nave e parla di Napoli ma la realtà raccontata, quella dell’ingiustizia e della perversione, è universale.

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