Il Confessore di Jo Nesbo. Recensione

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Un omicida drogato in carcere. Il più grande boss della criminalità organizzata. Polizia corrotta. Droga, sangue e segreti sono solo alcune cose presenti ne Il Confessore di Jo Nesbo.

Lasciamo l’investigatore Harry Hole, che ha reso famoso Jo Nesbo, e buttiamoci in un thriller dove sarà impossibile capire chi è buono e chi è il cattivo. Fino alla fine de Il Confessore, il lettore, si troverà in una Norvegia carica di sangue, violenza, vendetta e intrighi.

Il vantaggio di confessarsi da un tipo col cervello così devastato era che di certo non sarebbe stato in grado di memorizzare né nomi né fatti, un po’ come parlare con sé stessi.

Sonny Lofthus ha perso ogni motivo per vivere il giorno in cui ha trovato il padre, un poliziotto, morto suicida. La droga è diventata la sua unica ragione di vita e, pur di averne all’infinito, ha deciso di fare un patto col diavolo. A trent’anni, completamente drogato, si ritrova in carcere per duplice omicidio. Gli altri carcerati lo vedono come un confessore, una persona di cui fidarsi. Tutti gli confessano i loro segreti, peccati. Sarà proprio uno di questi a ridargli la voglia di vivere. Suo padre non si è suicidato. Suo padre è stato ucciso. Ora Sonny ha un nuovo motivo per vivere. Deve vendicare suo padre. Come farà però a fuggire dal carcere di massima sicurezza in cui è rinchiuso? Che intenzioni ha una volta uscito, se mai ci riuscirà? Chi sono i suoi obiettivi?

il confessore

Il Confessore è un romanzo imprevedibile e carico di adrenalina. Fino alla fine è impossibile capire chi sia il buono e chi il cattivo della situazione. Mille storie che si intrecciano, un passato misterioso, un futuro incerto. Sentimenti che si scontrano col dovere, un destino che sembra segnato. Il romanzo è un mix perfetto, peccato che gli manchi quel qualcosa che te lo faccia desiderare. Impossibile definirlo un brutto romanzo, ma gli manca quella spinta in più che ti porti a volerlo leggere senza mai lasciarlo.

Martha aveva incontrato i tipi più strani, quindi ciò che attrasse la sua attenzione fu soprattutto lo sguardo. Lui la vedeva.

Ci sono due protagonisti ne Il ConfessoreSonny Lofthus e Simon Kefas. Il primo è il giovane drogato in cerca di vendetta. Fisicamente è facile immaginarselo, invece caratterialmente è un mistero. Questo mistero è stato creato apposta dall’autore, in quanto, fino alla fine il giovane mantiene la sua aurea di santone, confessore. La mancanza voluta fa sì che Sonny risulti mistico anche per il lettore. Eppure, in alcune occasioni, è più umano che mai. Paura, rassegnazione fuoriescono all’improvviso coinvolgendo i lettori ancora di più. Simon Kefas invece è il poliziotto che da la caccia al giovane. Un passato travagliato, un vizio che lo perseguita da sempre, ma principalmente tanti segreti. Un uomo anziano che ha tutto da perdere e guadagnarci. Impossibile trovare difetti sui personaggi che Jo Nesbo ha creato. Vivi, reali, come tutte le loro azioni. Durante tutto il romanzo si sviluppano, cambiano, crescono come fanno tutti.

Si sdraiò sul letto. Fissò il soffitto. Il Figlio era vivo! Aveva ammazzato i cattivi! Perché… erano cattivi no?

Il Confessore è scritto in modo magistrale, peccato che gli manchi la scintilla per renderlo indimenticabile. Non si può dire che il romanzo sia scritto male, anzi è scorrevole e piacevole da leggere. La storia scorre sotto gli occhi del lettore senza intoppi di nessun genere. Forse l’unica cosa che può rallentare chi lo legge sono i nomi delle città visto che è ambientato in Norvegia, ma piccolo difetto sul quale si può sorvolare senza problemi. Come ho già detto per la trama anche per lo stile manca però la scintilla. Non ti crea la voglia di continuarlo a leggere una volta chiuso.

il confessore

Non ci volevano né intelligenza né coraggio, ma solo quel pizzico di follia, frutto dell’incoscienza, di chi sa di essere condannato ed è disposto a giocarsi il tutto per tutto perché il suo futuro non ha gran valore ed è coscio di aver meno da perdere degli altri.

Per poterlo finire ho impiegato più di due mesi. Non è stato una mancanza di tempo, ma di voglia di leggerlo. Ogni volta che lo chiudevo non mi veniva più voglia di riaprirlo. Non è problema della storia, anzi è molto bella, neanche dello stile, sempre perfetto, ma per la mancanza di quel qualcosa in più che te lo faccia amare. È imprevedibilità, anzi come sempre Jo Nesbo ti tiene in sospeso, trascinandoti in indagini o alla caccia di nemici misteriosi. Non lo sconsiglio, ma neanche vi dico di leggerlo. Secondo me Il Confessore è uno di quei romanzi che o si amano o si odiano e io per sfortuna sono per la seconda.

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