Insurgent di Veronica Roth. Recensione

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Insurgent è il secondo capitolo della saga firmata Veronica Roth. Cosa succederà adesso?

Dopo aver parlato del primo capitolo Divergent, torniamo con il secondo capitolo della trilogia di Veronica Roth che sta conquistando i cuori di molti: Insurgent. Riprendiamo esattamente da dove ci siamo fermati Cosa farà la nostra Divergente dopo aver sconfitto Jeanine?

Dei cinque gli Intrepidi sono i più crudeli: si scannano tra loro…
Dei cinque gli Eruditi sono i più insensibili: la conoscenza si paga cara…

Dopo aver distrutto i computer per la simulazione di Jeanine e aver salvato il suo amato Quattro, Tris si trova in fuga con lui, il fratello Caleb e alcuni Abneganti tra cui Marcus e Peter. Gli incubi per la morte di Will e i sensi di colpa per la perdita dei genitori non la fanno stare tranquilla, neanche tra i Pacifisti che ora li ospitano. Lei e Quattro si trovano in una situazione scomoda. Non solo hanno fatto saltare i piani di Jeanine, di conseguenza sono ricercati, ma sono anche senza fazione e un posto dove andare.

La loro tranquillità tra i Pacifisti dura poco perché gli Intrepidi, sotto comando degli Eruditi, li hanno scoperti e si trovano obbligati a scappare. Dove possono andare? Gli Esclusi sembrano l’unica speranza, ma ci si potrà fidar di loro? Ora che sanno le intenzioni di Jeanine, cosa decideranno di fare? Come faranno a fermarla? Oltre a tutto questo, Tris deve trovare delle risposte anche su se stessa e placare i suoi incubi. Se prima essere una Divergente era pericoloso per se stessa, ora potrebbe diventarlo anche per chi la circonda. Come potrà fare?

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Il secondo capitolo dovrebbe spiegare tante cose. Dovrebbe rispondere alle mille domande dei lettori, e della protagonista, sul perché abbiano paura di lei. Dovrebbe pure abbattere l’odiosa Jeanine. Tutto questo succede, ma il problema è il modo in cui succede. È impossibile considerarlo “carino” perché molte parti sono state sviluppate male e la storia stessa risulta un po’ difficile da digerire. Una Tris che quando si muove fa danno, che ha completamente perso ogni cosa di sé stessa. Troppi misteri che si intrecciano. Ciò che era positivo nel primo romanzo, cioè sapere solo quello di cui è a conoscenza la protagonista, ora è diventato una pecca. La storia non solo risulta inconcludente, ma pure noisa. Alcuni personaggi risultano difficili, così come comprendere perché faccia alcune scelte, e il risultato è un romanzo scadente.

«La maggior parte dei Divergenti riceve due responsi nel test attitudinale. Qualcuno ne riceve uno solo. Nessuno ne ha mai ricevuti tre. E non per questioni di attitudine, ma semplicemente perché per ottenere quel risultato devi rifiutarti di compiere una scelta»

I personaggi sono sempre gli stessi, più qualche novità. Come nel precedente si scoprono e si conoscono attraverso gli occhi della protagonista TrisProprio come nella realtà ogni personaggio cresce e cambia. La guerra e le perdite fan spezzare alleanze e amicizie, ma fan sì che se ne creino delle nuove. Abbiamo un Quattro ancora più misterioso, come se fosse possibile. Il personaggio che peggiora, però, è proprio la protagonista Beatrice/Tris, che ora risulta noiosa, quasi antipatica. Ti sale la voglia di entrare nel romanzo e prenderla a sberle urlandole di riprendersi. Tutto ciò che la rendeva forte ed eroica è stato perso. Forse, esagerando meno con le parti negative dei sentimenti, sarebbe uscita una protagonista più simpatica.

«Gli Intrepidi» ammette. «Io sono nato per gli Abneganti. Stavo progettando di lasciare la mia fazione e diventare un Escluso, ma poi ho incontrato lei e… Ho sentito che forse valeva la pena tornare sulla mia decisione»

Nonostante una trama scadente, Veronica Roth usa uno stile che cattura e imprigiona il lettore nelle sue pagine riempiendogli la testa di domande, cosa che lo porta a non lasciare il romanzo. Nonostante usi sempre uno stile per ragazzi, il romanzo risulta piacevole anche ai più grandi. Ciò che racconta sarà scadente, ma il modo di esporlo è veramente sublime e coinvolgente.

Di cosa mi rammarico? Non mi rammarico di aver scelto gli Intrepidi e aver lasciato gli Abneganti; non mi rammarico neanche di aver sparato alle guardie fuori dal centro di controllo perché era troppo importante riuscire a oltrepassarle.

Credevo fosse impossibile, ma devo ammettere: il film è stato mille volte meglio del romanzo. Vorrei dimenticarmi di averlo letto e, se fosse stato il primo della saga, l’avrei abbandonata senza ripensamenti. Il problema è che è il secondo, quindi l’unica cosa che posso fare è sperare che il terzo capitolo risulti più bello ed emozionante. La trama stessa risulta noiosa, come se l’autrice avesse voluto allungarla senza poi sapere più come recuperare e chiudere la situazione. Tutto ciò che aveva reso affascinante il film manca, e non perché non lo abbia descritto, ma perché proprio non c’è. Il film è solo ispirato al romanzo e lo ha seguito a grandi linee, per fortuna. Alcune emozioni e atti da parte dei personaggi risultano troppo estremi e impensabili. Vi immaginate un Quattro che accetta di uccidere degli innocenti? All’inizio continua a far ricordare quanto il ragazzo sia in realtà un Abnegante, sotto mentite spoglie di un Intrepido, e poi di colpo diventa un Intrepido senza cervello? Qualcosa non quadra no? Purtroppo non posso consigliarvi di leggere Insurgent, ma chissà, magari dopo il terzo capitolo potrebbe risultare solo un male minore per una grandiosa saga.

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