Last Day of June – Riflessione

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“Se solo le cose fossero andate diversamente…”

Quante volte ci è capitato di pensarlo? Tante, troppe. Remare contro l’impetuoso fiume del tempo per dare una svolta alla nostra vita o per impedire un evento tragico è da sempre stato un desiderio insito nella natura umana.
Last Day of June ci porta a riflettere sul tema del “what if”, facendoci rivivere l’ultima giornata di June nei ricordi di Carl e dei vari cittadini che animano il villaggio.

“Dicono che moriamo due volte, una quando il respiro lascia il corpo e l’altra, quando l’ultima persona pronuncia il nostro nome”

Le vicende si svolgono quindi in un contesto senza tempo e senza spazio. Il tema del ricordo è sempre presente nello svolgimento dell’azione, a sottolineare come sia possibile continuare a vivere anche dopo la morte, nel ricordo dei nostri cari.

Il nostro scopo, lo scopo di June e di Carl, è quello di compiere delle scelte, in modo da modificare le azioni dei personaggi per evitare una tragedia.
Il bambino che perse l’amico, la ragazza in cerca di un nuovo inizio, l’uomo che visse all’ombra del padre e l’anziano vedovo aggrappato ai ricordi, sono tutti tasselli del puzzle che siamo chiamati ad incastrare. Man mano empatizziamo con loro, impariamo a conoscere le loro storie, gli eventi che hanno segnato la loro esistenza.
L’agire di tutti i personaggi non è casuale, ma legato da un filo: la speranza che tutto si possa risolvere nel miglior modo possibile.

 

La speranza di poter cambiare le cose ci accompagna per gran parte del viaggio, finché non raggiungiamo un punto cruciale: la fine della storia del signore anziano.
È in questo frangente che il gioco raggiunge i più alti livelli di pathos. Ogni nostro passo è accompagnato dalle urla e dalla devastazione provocata dalla povera June, impotente di fronte all’inesorabile compiersi di un destino già scritto. La sequenza di gioco in questione è davvero crudele, essendo scritta in modo da farci sentire come i reali assassini della ragazza.

 

Quando però tutto sembra perduto, quando ogni cosa sembra andare in una sola direzione, ecco che Carl compie una scelta coraggiosa: cede la sua vita in cambio di quella di June e di loro figlio. Se inizialmente il gioco sembrava indurci a pensare che gli eventi non possono essere cambiati, ma soltanto accettati, questo cambio di prospettiva ribalta le nostre convinzioni.
È veramente possibile cambiare il destino, a patto di dare il tutto per tutto. È proprio ciò che fa Carl, il quale con un ultimo, dolce bacio dice addio all’amata, consapevole di aver fatto la scelta giusta.

Vorrei concludere questa breve riflessione con una domanda.
Chi è il protagonista del gioco? È June? È Carl? Sono i personaggi del villaggio?
No, nessuno di questi. Protagonista degli eventi è il coraggio di fronte alle avversità della vita, espressa in quello che diventerà l’ultimo giorno di un uomo, Carl, che salvò la sua famiglia sacrificando se stesso.

 

-ant (da La Locanda di Zio Aristofano)

 

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