Narcos: le avventure deludenti del cartello di Cali

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Narcos_Season_Three

Narcos, il successo planetario dei signori della droga

Narcos è una serie televisiva creata da Chris Brancato, Carlo Bernard e Doug Miro per Netflix nel 2015.
Le prime due stagioni sono incentrate sulla vita e le vicende di uno dei narcotrafficanti più celebri della storia, Pablo Escobar, capo del cartello di Medellín: la sua ascesa al potere, il declino e la successiva morte per mano di alcuni agenti della DEA.

E dopo Medellín, Cali

La terza stagione, invece, che ha debuttato lo scorso 1 settembre (ve l’abbiamo segnalata qui), racconta della lotta contro il cartello di Cali, guidato dai fratelli Gilberto e Miguel Rodríguez Orejuela.
Attualmente è in lavorazione anche la quarta, ambientata in Messico e incentrata sulle origini del cartello di Juárez.

Cos’hanno in comune le prime tre stagioni? La caccia ai criminali, ovviamente, e la lotta per combattere il commercio di droga che fiorisce ogni giorno di più.
Dai tempi di Pablo Escobar la rete di narcotrafficanti diventa sempre più estesa e le problematiche che prima sembravano riguardare solo l’America Latina e gli Stati Uniti, si riscontrano ovunque nel mondo.
Continua a esserci il solito passaggio di mazzette e di conseguenza la polizia e i politici sono sempre corrotti, ma soprattutto il sangue innocente continua ad essere versato.

Perché non funziona?

Il problema, in tutto questo, è l’assenza di storyline chiare e definite e di personaggi forti che, nelle loro buone o cattive intenzioni, ti facciano tifare per loro: l’agente Steve Murphy (Boyd Holbrook) era ammirevole nel suo intento di assicurare Escobar (Wagner Moura) alla giustizia; il narcotrafficante, dal canto suo, è stato probabilmente il personaggio più amato ed eccessivamente umanizzato, stando a quanto detto dal vero figlio del criminale, Juan Pablo Escobar, su un post su Facebook.

Nella terza stagione il coraggiosissimo Javier Peña (Pedro Pascal) non diventa altro che una marionetta che passa da una mano di un burattinaio all’altro, nella speranza di cavarsela con il cartello di Cali ma finendo personalmente nella macchina della corruzione.
Gli stessi fratelli Rodriguez, insieme a José “Chepe” Santacruz Londoño e Hélmer “Pacho” Herrera, hanno delle storie interessanti che tuttavia finiscono per perdersi in intrecci troppo complicati e confusionari.

Dov’è finito il Narcos che ha tenuti incollati allo schermo per venti episodi, quello che ci faceva sperare in un trionfo della giustizia ma allo stesso tempo che Pablo non morisse?

Ecco, ridateci quel Narcos.

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