The Terror: una lunga intervista agli show-runner e al cast rivela delle interessanti curiosità

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The Terror

Una lunga intervista a Soo Hung, David Kajganich e Jared Harris svela interessanti curiosità sulla serie The Terror

La prima impressione della sceneggiatrice Soo Hugh sulla storia che ha ispirato The Terror non è molto lontana dalla reazione iniziale degli spettatori della serie.

Non ero a conoscenza della spedizione di Franklin.

Questo afferma la co-showrunner e produtttrice esecutiva riferendosi alla spedizione artica del 1845 alla ricerca del Passaggio a Nord-Ovest.

Nel momento in cui leggi gli eventi ti chiedi: “Come facevamo a non saperlo?”

Le stesse reazioni le ha avuto molto probabilmente il pubblico che rimarrà ulteriormente sorpreso scoprendo gli incredibili retroscena sulla produzione della serie.

Lo show, con i suoi esterni ghiacciati, gli scenari polari e gli attori semi-congelati, non è stato girato sul posto. L’idea di portare la troupe cinematografica nei mari ghiacciati dell’Artico non è mai stata presa in considerazione, ma le scene sul luogo riprese nell’estate croata sono arrivate a una temperatura di circa 28 gradi. Il freddo gelido che attraversa questo dramma è stato ricreato con la magia della CGI.

David Kajganich, il creatore della serie, ha spiegato di aver usato gli stessi metodi adoperati da Ridley Scott (produttore esecutivo di The Terror) per The Martian, film del 2015.

Ovviamente, non ha girato il film su Marte. Ha girato un po’ in esterni […] ma per lo più era digitale.

Hugh ha quindi spiegato le motivazioni delle scelte fatte con The Terror.

Abbiamo esaminato molte location ma, calcolando quanto tempo saremmo stati a girare e il numero di episodi che dovevamo fare, girare in un teatro di posa aveva più senso.

The Martian e The Terror sono stati girati entrambi in un teatro di posa a Budapest, in Ungheria, ricorrendo a effetti visivi per la costruzione delle due ambientazioni. Persino le scene che appaiono semplici, come il tuffo sottomarino sotto la nave nell’episodio 1 della serie, sono state quasi interamente create in digitale.

Hai presente la scena in cui [Henry] Collins si tuffa sott’acqua? Non c’era acqua. […] Ricordo di essere stato sul set quando hanno girato la scena dell’immersione, pensando: “Come funzionerà?” E il team di VFX ha detto: “Sta andando tutto bene. Sarà fantastico”.

Hugh aggiunge:

È incredibile quanto la tecnologia sia arrivata a essere un partner creativo per noi.

Kjganich continua:

Nessuno ha ricostruito materialmente questo particolare mondo. Lo pensiamo quasi come una storia di fantascienza. Si svolge su un pianeta tutto suo, in un certo senso. I nostri personaggi sono un po’ come astronauti.

Tuttavia, in sei mesi e mezzo di lavorazione gli attori si sono più volte imbattuti in temperature rigide. Lo conferma Jared Harris, interprete del capitano Francis Crozier.

In realtà, l’inverno a Budapest è gelido. Sono riusciti a risparmiare molto all’inizio perché volevano refrigerare i set in modo tale che [si potesse vedere] il calore del fiato, ma in effetti non avevano bisogno di farlo. Faceva abbastanza freddo. Giravamo con pellicce e abiti di lana a temperature di almeno 16 gradi, il che è davvero caldo per gli attori. Faceva freddo, ma il clima poi si è riscaldato.

Per i primi mesi di riprese nell’inverno ungherese, le porte del teatro di posa sono state lasciate aperte per ricreare un ambientazione accurata. Kajganich ha ricordato che i set raggiungevano i 15 gradi sotto zero.

Sono attori davvero eccezionali. Li guardi interagire con green-screen e palle da tennis verdi e pensi: “Non posso credere che stiano tirando fuori questo davanti ai nostri occhi”. E poi quando siamo arrivati in una location reale, osservavamo come erano sollevati nel poter interagire naturalmente, senza dover fabbricare ad arte reazioni a eventi irreali.

Harris quindi si esprime sulle reali vicende che hanno ispirato la serie, cui si è impegnato in prima persona nella ricerca di materiale.

Non era nulla in confronto a quello che hanno dovuto affrontare realmente quegli uomini. In pieno inverno per loro, 30 minuti sul ghiaccio significava rischiare l’insufficienza cardiaca – anche sotto tutti gli strati di stoffa che indossavano. [Nelle navi] dovevi toglierti tutti i vestiti o sudare. Poi magari dovevi salire sul ponte per fare qualcosa e avresti dovuto indossare immediatamente i vestiti più pesanti o ti saresti congelato all’istante. Quindi avresti avuto strati di ghiaccio: l’umidità sul tuo corpo si sarebbe congelata immediatamente. Spesso [i marinai] venivano giù, si toglievano i vestiti e cominciavano a staccare via il ghiaccio dai loro corpi. Quello che hanno passato è stato folle.

Voi state seguendo la serie? Fatecelo sapere con un commento e seguite le nostre recensioni ai singoli episodi. Potete già recuperarli QUI.

Fonte: IndieWire

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